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Napoli: Via Girardi, 26

March 28, 2018

 

 

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli a Napoli,

C’è una stanza al quarto piano 

in via Girardi al numero ventisei.

L’androne  del palazzo è di fianco la farmacia,

E' ampio e la Domenica profuma di ragù.

Le rampe di piperno nero sono tre per piano 

ed alla fine ci si  arriva con il fiato corto.

I pavimenti sono a scacchi di colori scuri,

I solai sono in travi di legno e vibrano ad ogni passo, 

Il soffitto è alto a tela.

Il balconcino affaccia sul vicolo,

Ha scudi alti e pesanti, 

Poi se il terrazzo di fronte non ha il bucato steso, 

Da lì vedo un pezzo di mare ed il cielo blu.

 

C’è una stanza a metà di quella salita ripida,

Lì in fondo a sinistra, 

In via Girardi al numero ventisei.

Li’ tutti sanno tutto di tutti.

La Signora Antonietta è di vedetta.

È sveglia a tutte le ore, 

E niente le sfugge.

Un cestino va su e giu’,

Le Marlboro morbide sono quelle piu’ richieste. 

Ci sono due reti cigolanti nella stanza, 

I materassi sono a molle,

Le coperte militari,

Alle pareti sopra il mio letto, 

le foto di ‘Sasha Mitchell by Bruce Weber',

Prese da un numero di ‘Per Lui’ del 1981,

bellissimo ed irraggiungibile come non mai.

Nell’ angolo adiacente sull’altro letto,

Le foto di una Ornella Muti giovanissima e seducente,

In una di esse è ‘La Ragazza di Trieste’,

Ed ha il capo rasato.

 

Le notti sono giovani e lunghe in quella stanza,

Impregnata di liberta’ e desiderio, 

Corpi preda di voglie fuori controllo,

Gemiti e piaceri rubati al silenzio,

Mani solitarie che vanno spesso da sole,

Mentre tutti fingono di dormire. 

Ormoni impazziti nel fiore degli anni,

Corpi esausti la cui linfa il sole del mattino rigenera.

La signora Antonietta è sempre lì alla sua finestra,

Tiene il conto dei miei amanti,

E non se ne perde uno.

Ha il suo preferito e non ha paura a dirlo,

Incurante del mio imbarazzo.

I segni delle notti bianche sul viso sono poco visibili,

l’infinita energia di giovinezza lì tiene lontano.

L’appartamento è affollato,

Spesso cucino e si pranza insieme, 

Evito così di lavare piatti per tutti,

mentre il bagno è sempre maledettamente occupato.

 

In quella stanza spaziosa senza tempo,

I mobili sono pesanti,

Ricordano la guerra e gli anni ‘50, 

Tutto è fuori moda come dimenticato negli anni.

C’e’ una patina giallastra ovunque e sugli stucchi.

Il tavolo è enorme e ci si studia bene,  

la sedia imbottita da ingresso ha la spalliera alta.

Tutto lì scricchiola al calar del sole,

I caffè si susseguono,  

Sul tavolo da disegno lunghe sono le notti, 

stellate e calde quelle in estate.

Le risate riempiono i vuoti dei silenzi, 

Mentre lo stomaco morde di continuo.

Poche le lire in tasca, 

Tanti i sogni nel cassetto, 

Gli amori sono pero' giovani e belli.  

E’ tutto rimasto chiuso lì,

È vivo ma fermo nel tempo,

Così le nostre storie.

Quelli che sono passati da lì lo sanno fin troppo bene,

Ci hanno lasciato il periodo migliore dei loro anni.

In quella stanza al quarto piano 

di via Girardi al numero ventisei…

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